mercoledì 1 agosto 2012

Missoni: talento creatività e tolleranza per uscire dalla crisi


GEMONA. Talento, creatività, tecnologia e tolleranza. In una parola: Missoni. A celebrare l’uomo che nel 1953 ha dato i natali, assieme alla moglie Rosita, a uno dei marchi di moda più celebri al mondo è stato ieri il Laboratorio internazionale della comunicazione, che a Ottavio Missoni, “Tai” per gli amici, ha attribuito il 22esimo Gamajun international award - Premio Bruno De Marchi.
A Gemona, lo stilista di origine dalmata (è nato a Ragusa, oggi Dubrovnik) ha incontrato i 95 studenti stranieri del Lab in un appuntamento vis à vis durante il quale i giovani, giunti da ben 35 diversi Paesi, hanno potuto interrogare il capitano d’industria suoi segreti di stilista, imprenditore e sportivo.
E da Missoni, che porta con sé una dose di inguaribile ottimismo, si sono visti prospettare tempi migliori di quelli della crisi e di un mondo sempre meno disposto ad aprire i battenti ai giovani: «Nel secondo dopoguerra non avevamo un soldo - ha raccontato -, eppure la ripresa è arrivata. Mi auguro che anche dopo questa forte crisi globale succeda lo stesso».
Parola di “Tai”, “splendido” 91enne pronto a regalare una battuta, un sorriso e una pillola di saggezza a tutti coloro che ieri l’hanno fermato per una stretta di mano. “Il saggio - ha poi detto dal palco del teatro Sociale di Gemona - è un bambino che si duole d’essere cresciuto. Eccomi qua”.
Scarpe da ginnastica ai piedi, jeans portarti con naturalezza sotto l’immancabile marchio di fabbrica Missoni, un coloratissimo cardigan, Ottavio ha detto di non capire il motivo del premio, come a volersi schernire delle tante belle parole spese dalle autorità - fra cui il sindaco Paolo Urbani, il magnifico rettore dell’Università di Udine Cristiana Compagno e la direttrice del Lab, Emanuela De Marchi - che si sono succedute sul palco del teatro cercando di restituire l’avventura straordinaria di quest’uomo e della sua famiglia.
A partire dalla partecipazione di “Tai” alle Olimpiadi di Londra del 48’ (corse la finale dei 400 metri piani), passando per l’incontro con la moglie Rosita e per l’avvio della loro impresa familiare, «da uno scantinato di Gallarate» ha ricordato il sindaco Urbani, fino alla conquista delle prime pagine delle più influenti riviste di moda del mondo che gli valsero la consacrazione nell’Olimpo della moda.
Eppure, ieri, sul palco di un piccolo teatro di provincia, il grande Ottavio Missoni non sembrava aver nostalgia dei riflettori delle sfilate e di patinate copertine. Sembrava anzi perfettamente a suo agio, complice la presenza della moglie Rosita, come sempre al suo fianco.
Raccontandosi ai giovani del Lab, “Tai” ha d’altro canto sottolineato l’importanza della famiglia, «un perno per me». Ingrediente fondamentale del successo Missoni: «Il carattere - ha concluso la direttrice del Lab - nelle grandi cose come nelle piccole sta nel fatto che l’uomo persegua con ferma costanza l’opera di cui si sente capace. Missoni lo ha fatto e continua a farlo insieme alle persone che ama».
L’articolo è del Messaggero Veneto con la firma di Maura Delle Case.

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